A meno di 40 chilometri da Olbia, il mare scompare dallo specchietto retrovisore e la Sardegna cambia faccia. Arrivano le colline, il granito, i boschi del Limbara e soprattutto i vigneti. Benvenuti a Berchidda, piccolo paese della Gallura interna dove il Vermentino non è semplicemente qualcosa da ordinare all’aperitivo: è paesaggio, cultura e ottima scusa per sedersi a tavola.
Se durante una vacanza a Olbia hai voglia di dedicare una giornata a una Sardegna diversa da quella delle calette e dell’acqua turchese, questa è una deviazione che vale la pena fare. Possibilmente senza fretta e, dettaglio non secondario, con qualcuno disposto a guidare al ritorno.
Dal blu al verde: verso la Gallura interna
Da Olbia a Berchidda ci sono circa 38 chilometri, percorribili in auto in poco più di mezz’ora. Il tragitto è breve, ma il cambio di scenario è notevole: ci si lascia alle spalle la costa e si entra in un paesaggio di colline, macchia mediterranea e vigneti dominato dal massiccio granitico del Monte Limbara. È proprio questo contrasto a rendere interessante la gita. Se hai già esplorato le spiagge e le escursioni nei dintorni di Olbia, qui puoi scoprire l’altra metà della Gallura: quella che profuma più di terra che di salsedine.
Berchidda è un paese di circa tremila abitanti, disposto sulle pendici meridionali del Limbara. Non aspettarti una lunga lista di monumenti da spuntare: il piacere sta soprattutto nel ritmo del borgo, nelle vie in salita, nelle case, nelle chiese e nei panorami sulla vallata e sul Monte Acuto. E naturalmente in tutto ciò che finisce nel bicchiere e nel piatto.
Prima regola di Berchidda: assaggiare il Vermentino
Qui siamo nel territorio del Vermentino di Gallura DOCG, l’unico vino sardo a Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Il disciplinare prevede almeno il 95% di uve Vermentino e include Berchidda tra i comuni della zona di produzione. Ma le sigle, per quanto prestigiose, raccontano solo metà della storia. L’altra metà si capisce guardandosi intorno: i terreni derivati dal disfacimento del granito, il sole, il vento e le escursioni termiche contribuiscono a dare carattere a un vino che generalmente si riconosce per freschezza, sapidità e profumi mediterranei.
In altre parole: dopo aver visto dove nasce, quel bicchiere che sulla costa sembrava semplicemente un ottimo aperitivo assume tutto un altro significato.
Un museo dove la visita può finire con un bicchiere
Per iniziare a orientarsi c’è il Museo del Vino – Enoteca Regionale della Sardegna, ai piedi del colle di Sant’Alvara. Il percorso racconta la storia della viticoltura sarda e il rapporto tra vino, territorio e cultura contadina, attraverso attrezzi, testimonianze e oggetti legati alla produzione. La parte interessante è che non si rimane soltanto nel passato: all’esperienza museale è associata l’Enoteca Regionale, dedicata alla conoscenza e alla degustazione dei vini dell’isola.
È una buona prima tappa perché permette di capire cosa si berrà dopo. E qualsiasi museo che aiuti a fare i compiti prima di una degustazione parte, ammettiamolo, con un certo vantaggio.
Poi, però, bisogna andare in vigna
Dopo la teoria viene la parte più divertente. Nei dintorni di Berchidda si possono visitare aziende vinicole e vigneti per vedere da vicino come nasce il Vermentino. Una delle realtà storiche del paese è la Cantina Sociale Giogantinu, che propone wine tour con visita ai vigneti e alla cantina, spiegazione del processo di vinificazione e degustazioni di Vermentino di Gallura DOCG accompagnate da prodotti dolci e salati del territorio.

Non è l’unica possibilità: intorno a Berchidda esistono anche produttori più piccoli, come Un Mare di Vino, e vale la pena informarsi in anticipo sulle esperienze disponibili nel periodo del viaggio.
Se non sei un esperto, nessun problema. Una degustazione qui non richiede di individuare “sentori di pietra bagnata alle 7 del mattino”. Basta confrontare vini diversi, chiedere come cambiano a seconda del terreno e della vinificazione e, soprattutto, capire quale ti piace di più. Metodo scientifico impeccabile.
A tavola: la Gallura diventa decisamente sostanziosa
Il vino, naturalmente, non viaggia mai da solo. E la cucina tradizionale di Berchidda sembra progettata apposta per ricordarti che ti trovi in una terra di pastori e di montagna.
Il piatto da cercare è la suppa cuatta, o zuppa gallurese: non lasciarti ingannare dalla parola “zuppa”, perché di leggero ha ben poco. Pane – tradizionalmente spianate –, brodo e abbondante formaggio vengono disposti a strati e passati al forno fino a diventare un piatto morbido, saporito e decisamente confortante. Poi ci sono i maccarones furriados, pasta della tradizione locale, e le sas laldadinas, piccoli fagottini di pasta ripiena. Senza dimenticare salumi e formaggi, a cominciare naturalmente dal pecorino, protagonista inevitabile delle tavole dell’interno.

Per chiudere, arrivano i sospiri, dolci morbidi a base di mandorle ricoperti di glassa. Il nome è poetico; la probabilità di mangiarne più di uno, molto concreta.
Se vuoi continuare il viaggio gastronomico una volta rientrato sulla costa, puoi dare un’occhiata anche agli indirizzi e prodotti tipici raccontati nei mercati di Olbia o approfondire la cucina tradizionale sarda.
Prima o dopo pranzo, un po’ di Limbara
Per meritarsi la suppa cuatta – o semplicemente per digerirla – si può aggiungere alla giornata una passeggiata sul Monte Limbara, il massiccio che domina Berchidda.
Boschi, rocce granitiche, sorgenti e punti panoramici trasformano questa zona in uno dei paesaggi più interessanti della Gallura interna. Esistono diversi itinerari e aree attrezzate, quindi non è necessario organizzare un trekking impegnativo: anche una breve passeggiata permette di cambiare completamente prospettiva rispetto alla Sardegna costiera.
Chi vuole dedicare più spazio alle camminate può prendere spunto anche dagli itinerari tra storia e natura nei dintorni di Olbia.
E poi c’è il jazz
C’è un altro motivo per cui il nome di Berchidda è conosciuto ben oltre la Gallura: Time in Jazz, il festival fondato dal trombettista sardo Paolo Fresu, originario proprio del paese. Ogni agosto concerti ed eventi invadono Berchidda e altri luoghi del nord Sardegna, portando la musica nelle piazze, nelle chiese campestri e in mezzo alla natura. Se capiti in zona in quel periodo, l’atmosfera è speciale; se invece cerchi silenzio, tavoli liberi e degustazioni senza folla, meglio scegliere un altro momento dell’anno.
Berchidda, del resto, funziona bene anche fuori dall’estate. Primavera e autunno sono particolarmente piacevoli per combinare vigneti, passeggiate e gastronomia senza le temperature più alte e il grande afflusso turistico della costa.
Un’altra Gallura, a mezz’ora dal mare
Olbia è una base ideale per conoscere il nord-est della Sardegna e sarebbe un peccato utilizzarla soltanto per inseguire una spiaggia dopo l’altra. Basta guidare verso l’interno per scoprire un territorio completamente diverso, dove il granito sostituisce la sabbia e i filari di vite prendono il posto degli ombrelloni. Berchidda racconta proprio questa Gallura. Lo fa senza grandi effetti speciali: con un paese appoggiato alla montagna, qualche strada in salita, una cucina robusta, vigneti a perdita d’occhio e un bicchiere di Vermentino.
Che, dopo una giornata trascorsa qui, probabilmente non chiamerai più semplicemente “vino bianco”.