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La storia della marineria, militare e civile, fattore determinante della potenza economica di Venezia nei secoli passati.

Molti sono i musei che la città offre al visitatore: il Palazzo Ducale; Ca’ Rezzonico; le Gallerie dell’ Accademia e molti altri che possono soddisfare ogni tipo d’ interesse e curiosità dei visitatori.

Ma tutto questo non ci sarebbe se Venezia non fosse stata la potenza marittima che fu grazie alla sua flotta mercantile e militare.

E questo importante legame si può cogliere visitando uno dei musei che ho sempre amato, e più volte visitato, già da quando ero ragazzino abitandoci molto vicino : il Museo Storico Navale.

A pochi passi dalla Piazza S. Marco si trova questo museo straordinario che ha da poco ha riaperto i battenti dopo qualche anno di chiusura per lavori di manutenzione.

Già l’ edificio dove è ospitato è un pezzo di storia della città, risalente al XV secolo utilizzato come granaio, nei 5 piani al suo interno sono raccolti pezzi di storia della marineria, nel senso più ampio del termine, cannoni , falconetti, colubrine, sciabole, divise e stendardi utilizzati nelle antiche navi ma, per gli appassionati, anche importanti cimeli dalla marina militare italiana delle ultime due guerre mondiali.



Antichi e più recenti strumenti di navigazione, modelli di navi a vela, tra cui un interessante e dettagliato modello di galea, ma anche moderne navi militari, passeggeri e da trasporto, reperti ripescati in mare, plastici ed illustrazioni delle fortezze veneziane lungo l’ Adriatico e l’ Egeo ed alle pareti antiche stampe marinaresche e di vedute di Venezia, in particolare dello sviluppo di quell’ industria che era l’ Arsenale dove veniva applicata “ante litteram” la produzione in serie.

Non poteva mancare una sala delle gondole, che ne illustra la costruzione ed i vari tipi, e quella con esposti tutti i modelli delle tipiche barche della laguna per le varie attività, dalla pesca al trasporto.

Il museo è diviso in due sezioni, entrambe a pochi passi l’ una dall’altra, in prossimità della porta principale dell’ Arsenale si trova il Padiglione delle Navi dove sono conservate numerose imbarcazioni che hanno solcato le acque lagunari.



© pictures artslife.com – visitmuve.it

Poco prima di attraversare la laguna, sul lungo ponte stradale e ferroviario che porta a Venezia, si trova Mestre, centro abitato sviluppato e cresciuto attorno a quelle che erano le grandi attività economiche dell’entroterra veneziano:  porto, cantieri navali, grandi fabbriche e raffinerie che sorgevano nell’area del nuovo porto commerciale e di Marghera.

Poco si sa dell’antica Mestre, insediamento di antiche origini; risalgono solo all’anno 1000 i primi documenti in cui viene espressamente citata ma ciò che certamente si sa è che fu un importante crocevia mercantile tra la laguna e la terraferma. Sul vicino fiume Marzenego sorgeva il Porto di Cavergnago che divenne poi, in periodo medioevale, importante baluardo difensivo quando vennero eretti i due castelli di Castelvecchio e Castelnuovo, di cui oggi rimangono pochi resti delle antiche mura e delle 11 torri esistenti. Unica traccia ben visibile del passato è la Torre dell’Orologio, situata al termine della Piazza Ferretto.

Mestre ebbe poi importanza militare come punto difensivo terrestre di Venezia, prima sotto il dominio veneziano e poi con quello austriaco. Per rafforzarne le difese, vennero realizzate una serie di fortificazioni che costituivano il campo trincerato di Mestre: queste costruzioni, utilizzate anche durante la prima guerra mondiale, si possono visitare seguendo un interessante percorso ciclabile che attraversa le campagne circostanti ed il bosco di Mestre.

Forte Marghera, con il suo grande complesso trincerato, sorge a fianco del Parco di S. Giuliano e merita una visita. Viene utilizzato per mostre ed eventi musicali, specie alla sera; inoltre, nell’area interna sono presenti alcuni locali dove mangiare.

Il centro cittadino è sede di molte e diverse attività commerciali con un’offerta in grado di soddisfare tutte le esigenze degli amanti dello shopping, in un ambiente meno convulso dal turismo rispetto alla vicina Venezia.

Per quanto riguarda i collegamenti stradali e ferroviari, occorre evidenziare che per la stazione di Mestre passano tutti i treni da e per Venezia, e la sua vicinanza all’aeroporto assieme all’offerta di un’ampia gamma di alberghi ne fanno una comoda meta anche per coloro che vogliono visitare Venezia utilizzando i collegamenti offerti dai frequenti mezzi pubblici. Inoltre, rappresenta un comodo punto di partenza per visitare le vicine città di Padova e Treviso.

Una città più tranquilla ecco qualche suggerimento per cosa fare al riparo dal brutto tempo.

Sicuramente chi decide di venire a visitare Venezia a dicembre probabilmente cerca una città meno affollata di turisti, più tranquilla, e troverà un’ aria diversa dalla confusione dei periodi di alta stagione ma al posto del caldo sole estivo, potrà incorrere in qualche giornata di nebbia che avvolge la città racchiudendola in un’ atmosfera magica, quasi fatata.

Nella valigia vrà già messo un elenco di musei da visitare e luoghi dove assaggiare le specialità della cucina veneta.

Ecco allora che, per gli amanti dell’ architettura ma non solo, un luogo da non perdere è il negozio Olivetti, progettato e realizzato alla fine degli anni ’50, che rimane ancora oggi, a mio parere, un meraviglioso esempio di armonizzazione del nuovo in un contesto antico come appunto la Piazza S. Marco dove si trova.

Fino al 6 di gennaio, sono aperte due mostre che meritano una visita, anche per il luogo stesso dell’ esposizione.
Una è a Palazzo Ducale ed e la mostra su Tintoretto; l’altra e quella dedicata al famoso fotografo Willy Ronis, con una esposizione di oltre cento foto che vanno dal 1934 al 1998, alla Giudecca alla cosiddetta Casa dei tre Oci; un luogo affascinante che vale da solo la visita ed offre una visione di S. Marco da una differente prospettiva…






E dopo la visita, a seconda dell’ orario, non mancate di prendere un aperitivo in uno dei tanti bar che si trovano lungo la riva o, se l’ orario è prossimo a quello del pasto, approfittare di uno dei molti ristorantini della zona.

La commemorazione dei defunti e le feste di S. Martino e della Madonna della Salute celebrate in chiesa ma anche con ricette tipiche.

Novembre è il mese in cui di più si sente l’inverno alle porte. Non manca qualche pioggerella e può accadere il tipico fenomeno dell’ “acqua alta”, che sommerge in parte la città e costringe gli abitanti a tirar fuori gli stivali di gomma che tutti, grandi e piccini, hanno in dotazione.

Novembre è anche il mese di alcune delle ricorrenze tipiche della città. Il grigiore del cielo contrasta con i colori splendenti delle vetrine delle pasticcerie, che splendono allietate dalla policromia dei dolci tipici del periodo, ovvero le “fave”, dolcetti di pasta di mandorle prodotti per la ricorrenza dei defunti o i “S. Martin”, dolci tipici di biscotto a forma di cavallo montato da un cavaliere, guarniti di colorate decorazioni che ricordano la storia del Santo.

Ma la festa religiosa ancor oggi molto sentita è la festa della Madonna della Salute, che vede il pellegrinaggio dei veneziani attraverso il ponte provvisiorio che attraversa il Canal Grande tra Santa Maria del Giglio e S. Vito.

I veneziani si recano in quella chiesa per chiedere l’intercessione della Vergine, affinché tuteli la buona salute per i propri familiari.

La ricorrenza affonda le sue radici nella lontana pestilenza del 1630 che decimò la popolazione veneziana; in seguito alla sua cessazione, attribuita proprio alla Vergine, il Senato della Serenissima decretò la costruzione della chiesa.

Un tempo era possibile trovare molte più bancarelle che ricoprivano il sagrato della chiesa dove, oltre ai ceri votivi da portare alla Madonna, si vendevano cibi caldi e dolci vari, un premio per tutti i bambini.



Ritrovarsi in campagna nel bel mezzo della laguna, su un’isola dove si coltivano pregiati prodotti agricoli che le avevano dato l’appellativo di “orto di Venezia”.

Dopo aver visitato i luoghi più noti di Venezia, perdendosi passeggiando per il labirinto delle sue “calli”, si può essere assaliti dal desiderio di un po’di tranquillità, che può essere ritrovata in alcuni angoli della città.

Angoli un po’ fuori dai consueti itinerari turistici, raggiungibili con meno facilità ma dove si può ancora trovare l’atmosfera di serena tranquillità di un tempo.

Di alcuni ne abbiamo già parlato, come di Malamocco e Pellestrina, ed oggi ve ne svelerò un altro.

Lasciate le “Fondamente Nove” con il vaporetto della linea 13 (c’è una corsa ogni ora circa), in una mezz’ora si arriva al “Capannone”, prima delle tre fermate dell’isola di S. Erasmo.

L’isola, lunga circa quattro chilometri, può essere percorsa a piedi facendo un giro circolare o con una bicicletta (anche se ci si può imbattere in qualche motorino o automobile dei residenti) attraversando stradine e viottoli tra i suoi campi di ortaggi, frutta e vigneti accompagnati, in estate, dal frinire delle cicale e dei grilli, dal lontano verso di qualche gallo e dallo starnazzare dei germani che nuotano nei canali interni mentre si scorge in lontananza Venezia, che sembra spuntare dalle acque della laguna con i suoi tetti e campanili.

Tra i prodotti tipici dell’isola, il più famoso è senz’altro il carciofo violetto di S. Erasmo.

Se arrivate nel mese di maggio, non perdetevi la Sagra del Carciofo, dove si può gustare l’omonimo ortaggio ed in particolare le “castraure”, i primi germogli del carciofo, che fiorisce e si recide per far fiorire i “botoli”, ossia i carciofi laterali, che possono essere preparati in vari modi.

All’inizio di ottobre, invece, è d’obbligo andare a dare un’occhiata alla Sagra del Mosto, ossia del vino non ancora fermentato, dove è possibile assaggiare il “torbolino”, un vino bianco, leggermente frizzante ed amabile di colore bianco torbido, da cui il nome.

Seguendo la Via dei Forti che parte dal Capannone si arriva all’estremità opposta, dove sorge la Torre Massimiliana, imponente opera difensiva unica nel suo genere in laguna, realizzata dai francesi e completata dagli austriaci nell’800, recentemente restaurata ed adibita a mostre e rassegne.



Proseguendo per altri pochi metri si arriva ad un bar/ristorante dove, comodamente seduti sotto le tende e le fronde degli alberi, si può riposare e mangiare godendo del panorama sulla laguna di fronte alla spiaggia del “Bacan”, popolata nei fine settimana estivi dai veneziani che con le loro barche vengono a fare il bagno e prendere il sole.

Sull’isola l’unico albergo con ristorante, a conduzione familiare, può ospitare i visitatori alla ricerca di quiete dopo una giornata in giro per Venezia e far gustare piatti tipici preparati con i prodotti locali; infine, presso l’Azienda Agricola i Sapori di S. Erasmo, potrete prenotare una visita alla fattoria didattica.

Una passeggiata nella città che dorme, immersi nel silenzio rotto da qualche passante.

Ogni città, quando il sole tramonta, acquista un aspetto ed un fascino diverso rispetto al giorno. Neanche Venezia fa eccezione, anzi; si può ben dire che, al calar della sera, acquisisca un’ulteriore bellezza.

Dopo aver ammirato il tramonto, ecco arrivare l’oscurità, che ammanta le strade illuminate tenuemente dalla luce dei lampioni o rischiarate da qualche vetrina.

Di solito, frettolosi passanti si avviano velocemente verso la loro meta, rompendo momentaneamente il silenzio con lo scalpiccìo dei loro passi, mentre qualche turista passeggia con aria stupita, guardandosi attorno incredulo e faticando a rendersi conto di essere nello stesso luogo che, durante il giorno, pullulava di persone.

Ciò che ho visto durante una delle mie passeggiate è stata una giovane coppia, che con aria sperduta si immergeva nell’incanto della città di notte, tenendosi per mano per poi sedersi su qualche gradino a godersi la complice intimità offerta dal silenzio.

È un silenzio diverso quello di Venezia di notte: mancando il traffico stradale, risulta molto più silenzioso di quello di tutte le altre città.

Nel perdersi tra calli e campielli solitari, Venezia offre angoli davvero caratteristici, ma un bel colpo d’occhio si può avere salendo su un vaporetto, in direzione di S. Marco, alla fermata di Rialto e, mentre l’omonimo ponte si allontana troneggiando alle nostre spalle, possiamo ammirare la città che si apre ai nostri occhi in tutta la sua romantica e seducente bellezza.



Languidamente i suoi palazzi si susseguono lungo il Canal Grande, palazzi che portano ancora i nomi delle celebri famiglie che hanno fatto grande Venezia nel passato; nomi di dogi, condottieri e “capitani da mar” ma anche di famosi uomini d’affari che hanno contribuito a sviluppare le bellezze che oggi ammiriamo.

Ecco allora susseguirsi Ca’ Farsetti, Ca’ Loredan, i palazzi Grimani, Contarini, Tiepolo, Querini, Barbarigo, Pisani, Corner.

Giunti alla cosiddetta “volta de canal”, il Canal Grande fa una curva quasi ad angolo retto, su cui si affaccia la poderosa mole di Ca’ Foscari seguita da Ca’ Rezzonico che fronteggia palazzo Grassi.

Dopo aver superato l’accademia, ecco l’incompiuto Ca’ Venier dei Leoni seguito dal gotico di Ca’ Dario, ed ecco sovrastare con la sua possente mole la chiesa della Salute, che contrasta con la leggiadra leggerezza gotica del dirimpettaio palazzo Contarini Fasan, noto come il palazzo di Desdemona.

Passato il bacino di S. Marco e arrivati alla fermata di S. Zaccaria, dopo aver goduto della vista della piazza e del palazzo Ducale, si può scendere per una passeggiata nella piazza quasi deserta, dove ancora una bancarella offre ai visitatori un ricordo della città.


Un giro per l’isola che del colore ha fatto la sua peculiare caratteristica e che con le sue abitazioni policrome ci mette di buonumore, infondendo allegria al visitatore.

Nell’iconografia della laguna veneziana un posto d’onore, dopo la piazza S. Marco, va senz’altro riservato all’isola di Burano.

Si tratta di una policromia molto spesso vista nelle foto di depliant turistici, che colpisce e stupisce l’immaginazione del visitatore.

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Ecco allora che, dopo la consueta visita della città, un’escursione alle maggiori isole della laguna non può mancare, per soddisfare la curiosità e ammirare questa tavolozza di colori che si offre al visitatore con un altresì multicolorato paesaggio, che sorge dalle acque della laguna.

Un colpo d’occhio particolare se, per arrivare a Burano, si utilizza la linea 14 del servizio di navigazione cittadino ACTV.

Partiti da Venezia in direzione del Lido, si solcano le acque del bacino di S. Marco godendo di un panorama che affascina sempre anche chi come me qui ci è nato e ci ha vissuto, mentre alle nostre spalle Venezia e il suo simbolo più noto, la piazza S. Marco, lentamente si allontanano alla vista.

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Lasciato il Lido e dirigendosi verso Punta Sabbioni, si passa davanti alla chiesa di S. Niccolò e dopo poco, a sinistra, ecco la mole del forte di S. Andrea, un tempo difesa dell’ingresso lagunare.

Dopo una navigazione tra canali costeggianti, le “barene” (terreni a filo d’acqua , spesso sommersi dalla marea, dove vivono un’ampia varietà di volatili), ecco che dalle acque si vede spuntare il campanile di Burano, caratteristico per la sua inclinazione, che fa da guardiano alle case colorate dell’isola, le quali si offrono agli occhi come un miraggio.

Per molti degli abitanti dell’isola l’occupazione principale risulta essere la pesca e, lungo i suoi canali, si possono osservare imbarcazioni con strane attrezzature a bordo utilizzate a tal fine, una caratteristica che, per gli amanti della cucina di mare, prevede una tappa d’obbligo in uno dei numerosi ristoranti o trattorie che offrono un’ampia scelta di piatti con il “pescato” della laguna.

Consiglio un giro per luoghi insoliti alle prime luci del mattino, quando l’isola non è ancora presa d’assalto dalla moltitudine di visitatori, o al tramonto; entrambi donano alle barene e ai canali un incanto inatteso.

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Il concorso Design & Fly, organizzato in collaborazione con Show Us Your Type continua a volare e atterra nella seconda città: Bilbao!

In quest’edizione verrà selezionato un poster e il vincitore otterrà un volo di andata e ritorno gratuito per due persone verso la bellissima città di Bilbao, in partenza da qualsiasi città Volotea che operi la rotta.

Per quest’edizione, “Txaber” è stato lo studio selezionato per la creazione del primo poster, con lo scopo di ispirare i partecipanti.

Non perderti questa fantastica intervista!

1. Parlaci un po’ di Txaber.

Sono nato, ho studiato e vivo a Bilbao. Dopo aver studiato disegno grafico, ho iniziato a lavorare in diverse aziende partendo dal basso, ovvero componendo testi per tipografie, facendo fotolitografie, fotomeccanica… Volevo arrivare a qualche agenzia di pubblicità o a qualche studio per realizzare progetti, che era quello che mi piaceva fare veramente. Considero questo inizio una base importante e solida, utile per avere chiari i processi, le limitazioni e le possibilità tecniche quando realizzo progetti. Al momento lavoro in uno studio di design che si focalizza sul packaging e lo concilio con progetti personali che trovo molto gratificanti. In questi progetti la sperimentazione è una costante, soprattutto nell’ambito della tipografia 3D.

2: Da dove trai l’ispirazione per il tuo lavoro?

Credo che l’ispirazione sia qualcosa di molto astratto, un’unione di fattori. Credo che siano processi di pensiero, associazioni di idee, momenti precisi come degli atti riflessi, non è qualcosa di meccanico. Quello che tratto è molto influenzabile da tutto ciò che vedo, che sia arte, design, natura o qualsiasi altra cosa, perché le idee possono arrivare dalle cose più insolite. Ci sono cose che all’apparenza non sembrano interessanti, ma quando le osservi ti danno la chiave per realizzare un progetto. Vedo cose e cerco di utilizzarle come un trampolino, per trasformarle in risultati, applicare concetti, giocare e fare delle prove nel processo di creazione di qualcosa… Mi piace molto sperimentare, credo che sia la base del mio lavoro. Altre volte le idee mi vengono spontaneamente, e provo a plasmarle e a vedere come funzionano.

3: Quali designer ti ispirano di più al momento?

Quelli che mi piacciono di più sono quelli che non si lasciano trasportare dalle tendenze e molte volte ne sono i veri creatori. Completano i progetti in modo originale e sorprendente senza lasciarsi trasportare dalle mode. Più che contemporanei, i designer che mi ispirano e che ammiro di più possono essere di qualsiasi epoca. Una grande influenza fu ed è ancora quella di Neville Brody, che ruppe con il prestabilito creando un linguaggio proprio, come anche Saul Bass e Her Lubalin. Nel presente, sono in questo gruppo persone come Stefan Sagmeister, Jessica Walsh, Paula Scher, Alex Trochut, Lo Siento o Sawdust, e mi piace molto vedere i loro progetti. Devo dire anche che ci sono molti designer che non sono noti ma che mi ispirano molto con le loro proposte. A questo proposito, mi piace molto visitare i blog, sono un grande consumatore di immagini.

4: Cosa è stata l’ultima cosa che ti ha fatto pensare: «wow, che figata»?

In realtà c’è molto talento e oggi come oggi con tutte le possibilità di accesso è facile vedere cose che ti colpiscano. Uno degli ultimi lavori che mi è piaciuto molto è una serie di fotografie realizzate da Miguel Goñi Aguinaga, intitolata “Architecture of death”. Alcune foto fatte ad Auschwitz. https://www.miguelgoni.com/new-project-4/

5: Cosa ti motiva come designer?

Per me il design è una realizzazione personale. Avere la possibilità di trasmettere, emozionare, comunicare tramite il design mi sembra qualcosa di magico. È qualcosa che mi ha colpito e che ho bisogno di fare, non importa se con incarichi o con progetti personali. In questi ultimi mi lascio trasportare di più e soprattutto mi diverto di più, sono più vicini all’arte poiché non nascono da un incarico concreto e sono quelli che mi stimolano di più.

6: In che modo Bilbao ispira il lavoro dello studio?

Bilbao è una città che si è trasformata radicalmente. Da una città completamente industriale e grigia ha dovuto riconvertirsi con forza in una città più per i servizi e puntare sul turismo per progredire. Penso che stia andando in una buona direzione. Fino ad ora, sono state fatte scelte giuste. Ad esempio, l’Estuario di Bilbao è stato completamente ripulito (prima, con le industrie e i rifiuti urbani, era completamente contaminato), si è costruito il Guggenheim, l’architetto Frank Gehry ha ideato la metro e Philippe Starck l’Alhondiga. Infine, si è fatto molto per rendere più attraenti questi cambiamenti.

Questa trasformazione e capacità di adattamento ispira molto, ti rende consapevole dei risultati che si possono ottenere quando si prendono decisioni coinvolgendo design, architettura, ecc. Questo processo è stato come ridisegnare la città e viverlo è per me una fonte di ispirazione.

Parte da Venezia “Design And Fly”, il concorso che fonde la passione per il viaggio con quella per il design. Creato in collaborazione con Show Us Your Type, il concorso consiste nel creare un poster che descriva la città.

Quale modo migliore di lanciare il concorso se non con artisti di talento che operano proprio nel cuore di Venezia?

A tal proposito abbiamo scelto lo studio di design “Camuffolab”, che ha creato e condiviso il primo poster di Venezia volto ad ispirare i nostri partecipanti.

Ci siamo intrufolati in questo studio per intervistare designer di talento, per scoprire le loro creazioni e svelare il processo creativo che c’è dietro quel mondo misterioso e favoloso che è il design.

1: Cos’è Camuffolab.

CamuffoLab è uno studio di comunicazione e design situato nel cuore di una delle più belle città d’Italia: Venezia. 

Lo studio è una nuova realtà, impegnata in progetti di direzione artistica, brand identity, progetti editoriali, illustrazioni grafiche e design per esposizioni. 

CamuffoLab è stato fondato da Marco Camuffo nel 2011, crea soluzioni originali e moderne che traggono ispirazione dal passato e da ciò che ci hanno insegnato i grandi designer di tutti i tempi.

2: Dove trovate l’ispirazione per il vostro lavoro?

Tutto ha il potere di ispirare il nostro lavoro. Ogni giorno è ricco di nuovi incontri e nuove ispirazioni, in qualunque luogo o circostanza: sul treno per recarci a lavoro, prima di andare a dormire, mentre leggiamo un libro, quando visitiamo una mostra o parliamo con qualcuno sorseggiando un buon caffè. La nostra “lampadina” può accendersi in qualunque momento. 

3: Quali designer vi stanno ispirando di più in questo periodo?

Ogni designer ha il proprio “tratto distintivo”. 

Ci sono molti che si lasciano ispirare dalle diverse forme di comunicazione. 

Tuttavia, esaminando il miglior capolavoro di ogni designer, non credo che esista un punto di riferimento standard. 

4: Qual è stato l’ultimo lavoro che vi ha fatto pensare ‘ *@#% è davvero una figata!’

Abbiamo appena completato un progetto di graphic design per la mostra intitolata “Giro Giro Tondo”, esposta alla Triennale di Milano. 

Ne siamo così entusiasti! È un progetto fantastico perché la mostra ha avuto un grande successo! 

È stata una sfida importante per noi, ma ci sono anche tanti altri progetti di cui possiamo andare fieri. 

5: Cosa vi porta a voler fare i designer?

Tutto ciò che è visivamente bello e che può cambiare le nostra prospettiva. 

Al giorno d’oggi, il lavoro di graphic designer non è mai lo stesso. 

Per questo motivo è di fondamentale importanza essere sempre aggiornati, creando qualcosa di bello che soddisfi sia i clienti che noi creatori. 

Questo è il tipo di sfida che pone il design della comunicazione: un progetto deve essere inteso come un’opportunità di creare qualcosa di unico e contemporaneo. 

Il designer è il pittore dei nostri tempi.

6: Quanto influisce l’ispirazione di Venezia nelle creazioni di questo studio?

Venezia è una città in continuo cambiamento.

Capita molto spesso di ritrovarsi a vagare per un nuovo vicolo o attraversare un ponte nuovo.

È una città unica, ricca di fascino e mistero. Un posto, un dettaglio, una struttura architettonica, tutti elementi, questi, che hanno il potere di suggerire idee per un nuovo progetto.

Concludiamo qui, ma vogliamo ringraziare lo studio e tutti i designer che hanno partecipato a questo concorso creativo.

La prossima destinazione del nostro concorso sarà Bilbao. Informati qui e partecipa!

A tutti i designer nel mondo, per lavoro o per passione, questo è il concorso che aspettavate da tutta la vita!

Abbiamo deciso di collaborare con ShowUsYourType, un progetto creativo nato nel 2009 che fornisce una piattaforma ad artisti e designer di tutto il mondo per favorire la condivisione dei talenti e la scoperta delle città da una prospettiva unica.

Negli ultimi 10 anni, ShowUsYourType ha esplorato 26 città e 10 mostre in tutto il mondo, ha presenziato a conferenze internazionali, ha creato laboratori di tipografia ed è stato citato in numerosi articoli.

Dato che entrambi condividiamo la passione per il viaggio, stimoliamo il desiderio di avventura e incoraggiamo ad esplorare il mondo, abbiamo deciso di collaborare insieme per dar vita al concorso “Design & Fly”, che avrà luogo in 3 città diverse nell’arco di 3 mesi.

Vorresti partecipare? Segui la procedura qui di seguito:

  1. Scegli la città e la data più adatte a te!

Città n°1: Venezia, Italia – Dal 1º al 28 maggio

Città n°2: Bilbao, Spagna – Dal 1º al 28 giugno

Città n°3: Nantes, Francia – Dal 2 al 28 luglio

  1. Seguici e lasciati ispirare! 

Per ogni città, condivideremo su Facebook (facebook.com/volotea) e Instagram (instagram.com/volotea) le esplorazioni di ogni cultura, una vera fonte d’ispirazione!

  1. Crea un poster che descriva al meglio la città secondo il tuo stile. 

Deve includere il nome della città (Venezia, Nantes o Bilbao).

Il resto puoi sceglierlo tu.

Puoi liberamente dar spazio ad interpretazioni personali, creare illustrazioni, proporre elementi disegnati a mano, fotografie, timbri…qualsiasi cosa! Sorprendici!

  1. Inviaci il poster utilizzando la piattaforma di ShowUsYourType.com 

Il formato del poster deve essere di 396 pixel (larghezza) x 559 pixel (altezza). Salva l’immagine .jpg con il tuo nome.

  1. Alla fine di ogni mese sarà effettuata una selezione dei poster migliori.

I partecipanti che verranno selezionati avranno la possibilità di vedere i loro poster su tutte le nostre piattaforme e anche in una mostra! Se verrai selezionato per la mostra, dovrai salvare il poster nel formato A3 300 DPI.

E ora, libera la tua creatività! In bocca al lupo!

ISPIRIAMO IL TUO PROSSIMO VIAGGIO?